CHECK-UP CARDIOVASCOLARE
Novembre 5, 2026
Un check-up cardiovascolare è un percorso di prevenzione fondamentale per valutare lo stato di salute del cuore e dei vasi sanguigni, intercettando in anticipo fattori di rischio come ipertensione, dislipidemie o familiarità per patologie cardiache.
È fortemente consigliato a partire dai 40 anni per gli uomini e dai 50 anni per le donne, con frequenza ogni 1-2 anni in assenza di sintomi o fattori di rischio, annualmente invece se si è fumatori, diabetici, ipertesi o con familiarità per eventi cardiovascolari precoci.
• Profilo lipidico: colesterolo totale, colesterolo HDL (“buono”), colesterolo LDL (“cattivo”) e trigliceridi, fondamentali per valutare il rischio di malattie cardiovascolari come l’aterosclerosi, l’infarto e l’ictus.
• Emocromo con formula: per escludere stati di anemia o altre alterazioni del sangue.
• Profilo glicemico: glicemia a digiuno ed emoglobina glicata (HbA1c) per verificare la presenza di diabete o alterata tolleranza al glucosio, che danneggiano progressivamente i vasi sanguigni e aumentano in modo significativo il rischio cardiovascolare.
• Elettroliti: sodio, potassio, cloro e calcio (fondamentali per regolare il ritmo cardiaco, la pressione sanguigna e la contrattilità del muscolo cardiaco).
• Proteina C-Reattiva (PCR): per valutare l’infiammazione vascolare.
• Omocisteina: fattore di rischio per aterosclerosi, infarto, ictus e trombosi.
• Fibrinogeno: essenziale per la coagulazione del sangue ed importante marcatore di infiammazione sistemica, viene dosato per valutare il rischio trombotico e vascolare.
• Lipoproteina (a) [Lp(a)] e Apolipoproteine (ApoA1 e ApoB): per un’analisi più dettagliata del rischio aterosclerotico.
• NT-proBNP: biomarcatore utile per lo studio di un sospetto scompenso cardiaco.ENZIMI CARDIACI

Gli enzimi cardiaci (o più correttamente biomarcatori di danno miocardico) sono proteine e molecole che si trovano all’interno delle cellule del muscolo cardiaco e che vengono rilasciate nel circolo sanguigno quando il cuore subisce uno stress o un danno (come un infarto miocardico). Valori alti non indicano sempre e solo un infarto: un innalzamento dei marcatori (soprattutto della troponina) può verificarsi anche a causa di miocarditi, embolia polmonare, insufficienza renale grave, sepsi o sforzi fisici estremi.
I principali biomarcatori
• Troponina: rappresenta il “gold standard” diagnostico per l’infarto miocardico grazie alla sua elevata specificità e sensibilità (specie nella versione ad alta sensibilità). Inizia ad aumentare nel sangue dopo 2-4 ore dal danno, raggiunge un picco tra le 12 e le 48 ore e può rimanere elevata per 5-14 giorni.
• CPK o CK o Creatinfosfochinasi: enzima tipico delle cellule muscolari e cardiache, oltre che del cervello. Se ne conoscono 3 forme (o isoenzimi): CK-MM (muscoli scheletrici e cardiaco); CK-MB (cuore e, meno, muscoli); CK-BB (cervello). Il suo dosaggio risulta tipicamente utile per diagnosticare malattie dei muscoli o cardiache (infarto, ischemie, traumi, scompenso cardiaco, miocarditi, embolia polmonare, malattie muscolari, distrofie muscolari ecc.). Di particolare utilità per la diagnosi delle malattie coronariche, comparendo tra le prime 4-8 ore, raggiungendo il picco tra le 16 e le 36 ore e normalizzandosi tra i 3 ed i 6 giorni.
• CK-MB (Creatinfosfochinasi isoenzima MB): è la frazione della CPK specifica per il muscolo cardiaco. Aumenta dopo circa 3-6 ore, raggiunge il picco a 12-24 ore e torna alla normalità in 2-3 giorni. Viene usata soprattutto per individuare un eventuale reinfarto precoce.
• Mioglobina: una proteina muscolare che si eleva molto precocemente (già dopo 1-2 ore), ma è poco specifica perché aumenta anche in caso di traumi o danni ai muscoli scheletrici.22 OTTOBRE 2026: VISITA CARDIOLOGICA GRATUITA

UROFLUSSOMETRIA

L’uroflussometria è un esame diagnostico non invasivo che permette di studiare la progressione delle urine attraverso l’apparato urinario durante l’atto della minzione.
È un esame funzionale molto semplice ed è indicato nei pazienti che riferiscono difficoltà a urinare: per esempio sensazione di incompleto svuotamento della vescica, flusso delle urine intermittente, incontinenza urinaria o gocciolamento post-minzione, frequenza eccessiva della minzione e urgenza minzionale.
Questi sintomi possono essere ricondotti a diverse problematiche, ad esempio infezioni della vescica o delle vie urinarie (come cistiti, prostatiti, ecc.), presenza di calcoli o restringimenti uretrali che impediscono il corretto deflusso delle urine o ipertrofia prostatica.
PREPARAZIONE ALL’ESAME
La preparazione richiesta al paziente è molto semplice: di solito il medico suggerisce di bere fino a un litro di acqua non gassata nei 60-120 minuti precedenti all’esecuzione dell’esame. Di norma non si dovrebbe urinare nelle due ore precedenti allo svolgimento dell’esame, tuttavia è anche vero che il riempimento della vescica non deve essere eccessivo, altrimenti l’esame potrebbe risultare compromesso.
I pazienti con nefropatie o cardiopatie devono attenersi alle indicazioni specifiche del medico riguardo all’assunzione di liquidi, per evitare eventuali sovraccarichi.
COME SI SVOLGE L’ESAME?
L’esame prevede la misurazione del flusso urinario e consiste nell’urinare all’interno del flussometro, un imbuto raccoglitore che ricorda nella forma un normale water e che è collegato a un apparecchio in grado di misurare la quantità di urina emessa nell’unità di tempo, realizzando un tracciato.
Al termine dell’esame potrà essere eseguita anche un’ecografia dell’addome inferiore per valutare il residuo post-minzionale, ossia quanta urina sia rimasta nella vescica dopo la minzione.
VALORI NORMALI
L’esame misura alcuni parametri, tra i quali la portata media (QMed) e massima (QMax) del flusso urinario, il tempo minzionale, insieme alla quantità totale delle urine emesse. Il QMed varia in base a età e sesso. I valori di riferimento sono i seguenti:Età Uomini Donne 4-7 anni 10 ml/sec 10 ml/sec 8-13 anni 12 ml/sec 15 ml/sec 14-45 anni 21 ml/sec 18 ml/sec 46-65 anni 12 ml/sec 18 ml/sec 66-80 anni 9 ml/sec 18 ml/sec Un aumento di questi valori può essere indicativo della perdita di tonicità dei muscoli intorno all’uretra o di incontinenza urinaria, mentre una loro riduzione può indicare per esempio un’ostruzione della vescica o dell’uretra.
In base all’esito dell’uroflussometria e all’anamnesi del paziente il medico valuterà quindi la necessità o meno di ulteriori indagini diagnostiche e/o di un trattamento.
CHIUSURA ESTIVA

ASTENIA: SINTOMI, CAUSE, DIAGNOSI, RIMEDI

L’astenia è una condizione di profonda debolezza fisica e mentale, caratterizzata da una mancanza di energia che persiste anche dopo il riposo. A differenza della normale stanchezza, che migliora dormendo, l’astenia è un sintomo di disturbi fisici o psicologici, come anemie, infezioni, patologie tiroidee o ansia.
SINTOMI
I sintomi dell’astenia possono variare da persona a persona, ma i più comuni includono:
• stanchezza persistente, non alleviata dal riposo o dal sonno.
• debolezza muscolare e ridotta resistenza fisica.
• difficoltà di concentrazione e calo dell’attenzione.
• disturbi del sonno, come insonnia o sonno non ristoratore.
• umore depresso, irritabilità o mancanza di motivazione.
• cefalea e vertigini, in alcuni casi.
• riduzione dell’appetito o sensazione generale di malessere.
CAUSE E DIAGNOSI
Le cause principali includono fattori psicologici (stress prolungato, ansia, depressione) e patologie fisiche (anemia, ipotiroidismo, diabete, infezioni, o disturbi del sonno). Può anche derivare da carenze nutrizionali (carenza di vitamine, ferro o sali minerali) o effetti collaterali di farmaci. Per identificarne l’origine, i parametri ematici maggiormente raccomandati comprendono:
• Emocromo completo: permette di valutare la presenza di anemia o altre anomalie ematologiche.
• Glicemia: misura i livelli di zucchero nel sangue per escludere la presenza di diabete o ipoglicemia.
• Funzionalità epatica (AST, ALT, GGT, bilirubina) e renale (creatinina, azotemia): per valutare lo stato di salute di fegato e di reni, che svolgono funzioni essenziali di detossificazione e regolazione metabolica. Quando non funzionano correttamente, la stanchezza è spesso uno dei primi segnali.
• Profilo tiroideo (TSH, FT3, FT4): valuta la funzionalità della tiroide per escludere ipotiroidismo, una causa molto comune di stanchezza cronica.
• Elettroliti (sodio, potassio, cloro, calcio, magnesio): per individuare eventuali squilibri elettrolitici, che possono determinare debolezza muscolare, crampi, confusione e affaticamento.
• Vitamine (Vitamina D, Vitamina B12 e Acido Folico): bassi livelli di vitamina D sono spesso correlati a stanchezza e debolezza muscolare, vitamina B12 e acido folico sono essenziali per la produzione di globuli rossi e il metabolismo energetico
• Esami per infiammazione (VES, PCR): indici di infiammazione nel corpo.
• Assetto marziale (Sideremia, Ferritina, Transferrina): misura i livelli di ferro e la sua riserva nell’organismo, fondamentali per escludere l’anemia sideropenica che si manifesta con stanchezza cronica, pallore, capogiri e fragilità di unghie e capelli.
RIMEDI
Il trattamento dell’astenia mira alla risoluzione della patologia che ne è all’origine. Alcuni approcci comuni includono:
• modifiche dello stile di vita, come una dieta equilibrata (se necessario e prescritto, utilizzare integratori di vitamine o sali minerali), ritmi sonno-veglia e esercizio fisico regolari.
• trattamento delle condizioni mediche sottostanti.
• supporto psicologico o terapia cognitivo-comportamentale per problemi psicologici.