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    CHECK-UP CARDIOVASCOLARE


    Un check-up cardiovascolare è un percorso di prevenzione fondamentale per valutare lo stato di salute del cuore e dei vasi sanguigni, intercettando in anticipo fattori di rischio come ipertensione, dislipidemie o familiarità per patologie cardiache.
    È fortemente consigliato a partire dai 40 anni per gli uomini e dai 50 anni per le donne, con frequenza ogni 1-2 anni in assenza di sintomi o fattori di rischio, annualmente invece se si è fumatori, diabetici, ipertesi o con familiarità per eventi cardiovascolari precoci.

    • Profilo lipidico: colesterolo totale, colesterolo HDL (“buono”), colesterolo LDL (“cattivo”) e trigliceridi, fondamentali per valutare il rischio di malattie cardiovascolari come l’aterosclerosi, l’infarto e l’ictus.
    • Emocromo con formula: per escludere stati di anemia o altre alterazioni del sangue.
    • Profilo glicemico: glicemia a digiuno ed emoglobina glicata (HbA1c) per verificare la presenza di diabete o alterata tolleranza al glucosio, che danneggiano progressivamente i vasi sanguigni e aumentano in modo significativo il rischio cardiovascolare.
    • Elettroliti: sodio, potassio, cloro e calcio (fondamentali per regolare il ritmo cardiaco, la pressione sanguigna e la contrattilità del muscolo cardiaco).
    • Proteina C-Reattiva (PCR): per valutare l’infiammazione vascolare.
    • Omocisteina: fattore di rischio per aterosclerosi, infarto, ictus e trombosi.
    • Fibrinogeno: essenziale per la coagulazione del sangue ed importante marcatore di infiammazione sistemica, viene dosato per valutare il rischio trombotico e vascolare.
    • Lipoproteina (a) [Lp(a)] e Apolipoproteine (ApoA1 e ApoB): per un’analisi più dettagliata del rischio aterosclerotico.
    • NT-proBNP: biomarcatore utile per lo studio di un sospetto scompenso cardiaco.

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    ENZIMI CARDIACI


    Gli enzimi cardiaci (o più correttamente biomarcatori di danno miocardico) sono proteine e molecole che si trovano all’interno delle cellule del muscolo cardiaco e che vengono rilasciate nel circolo sanguigno quando il cuore subisce uno stress o un danno (come un infarto miocardico). Valori alti non indicano sempre e solo un infarto: un innalzamento dei marcatori (soprattutto della troponina) può verificarsi anche a causa di miocarditi, embolia polmonare, insufficienza renale grave, sepsi o sforzi fisici estremi.

    I principali biomarcatori

    • Troponina: rappresenta il “gold standard” diagnostico per l’infarto miocardico grazie alla sua elevata specificità e sensibilità (specie nella versione ad alta sensibilità). Inizia ad aumentare nel sangue dopo 2-4 ore dal danno, raggiunge un picco tra le 12 e le 48 ore e può rimanere elevata per 5-14 giorni.

    • CPK o CK o Creatinfosfochinasi: enzima tipico delle cellule muscolari e cardiache, oltre che del cervello. Se ne conoscono 3 forme (o isoenzimi): CK-MM (muscoli scheletrici e cardiaco); CK-MB (cuore e, meno, muscoli); CK-BB (cervello). Il suo dosaggio risulta tipicamente utile per diagnosticare malattie dei muscoli o cardiache (infarto, ischemie, traumi, scompenso cardiaco, miocarditi, embolia polmonare, malattie muscolari, distrofie muscolari ecc.). Di particolare utilità per la diagnosi delle malattie coronariche, comparendo tra le prime 4-8 ore, raggiungendo il picco tra le 16 e le 36 ore e normalizzandosi tra i 3 ed i 6 giorni.

    • CK-MB (Creatinfosfochinasi isoenzima MB): è la frazione della CPK specifica per il muscolo cardiaco. Aumenta dopo circa 3-6 ore, raggiunge il picco a 12-24 ore e torna alla normalità in 2-3 giorni. Viene usata soprattutto per individuare un eventuale reinfarto precoce.

    • Mioglobina: una proteina muscolare che si eleva molto precocemente (già dopo 1-2 ore), ma è poco specifica perché aumenta anche in caso di traumi o danni ai muscoli scheletrici.

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    UROFLUSSOMETRIA


    L’uroflussometria è un esame diagnostico non invasivo che permette di studiare la progressione delle urine attraverso l’apparato urinario durante l’atto della minzione.
    È un esame funzionale molto semplice ed è indicato nei pazienti che riferiscono difficoltà a urinare: per esempio sensazione di incompleto svuotamento della vescica, flusso delle urine intermittente, incontinenza urinaria o gocciolamento post-minzione, frequenza eccessiva della minzione e urgenza minzionale.
    Questi sintomi possono essere ricondotti a diverse problematiche, ad esempio infezioni della vescica o delle vie urinarie (come cistiti, prostatiti, ecc.), presenza di calcoli o restringimenti uretrali che impediscono il corretto deflusso delle urine o ipertrofia prostatica.

    PREPARAZIONE ALL’ESAME
    La preparazione richiesta al paziente è molto semplice: di solito il medico suggerisce di bere fino a un litro di acqua non gassata nei 60-120 minuti precedenti all’esecuzione dell’esame. Di norma non si dovrebbe urinare nelle due ore precedenti allo svolgimento dell’esame, tuttavia è anche vero che il riempimento della vescica non deve essere eccessivo, altrimenti l’esame potrebbe risultare compromesso.
    I pazienti con nefropatie o cardiopatie devono attenersi alle indicazioni specifiche del medico riguardo all’assunzione di liquidi, per evitare eventuali sovraccarichi.

    COME SI SVOLGE L’ESAME?
    L’esame prevede la misurazione del flusso urinario e consiste nell’urinare all’interno del flussometro, un imbuto raccoglitore che ricorda nella forma un normale water e che è collegato a un apparecchio in grado di misurare la quantità di urina emessa nell’unità di tempo, realizzando un tracciato.
    Al termine dell’esame potrà essere eseguita anche un’ecografia dell’addome inferiore per valutare il residuo post-minzionale, ossia quanta urina sia rimasta nella vescica dopo la minzione.

    VALORI NORMALI
    L’esame misura alcuni parametri, tra i quali la portata media (QMed) e massima (QMax) del flusso urinario, il tempo minzionale, insieme alla quantità totale delle urine emesse. Il QMed varia in base a età e sesso. I valori di riferimento sono i seguenti:

    EtàUominiDonne
    4-7 anni10 ml/sec10 ml/sec
    8-13 anni12 ml/sec15 ml/sec
    14-45 anni21 ml/sec18 ml/sec
    46-65 anni12 ml/sec18 ml/sec
    66-80 anni9 ml/sec18 ml/sec

    Un aumento di questi valori può essere indicativo della perdita di tonicità dei muscoli intorno all’uretra o di incontinenza urinaria, mentre una loro riduzione può indicare per esempio un’ostruzione della vescica o dell’uretra.
    In base all’esito dell’uroflussometria e all’anamnesi del paziente il medico valuterà quindi la necessità o meno di ulteriori indagini diagnostiche e/o di un trattamento.